Archivio 12 marzo 2010
Adroterapia: a Catania per i tumori oculari
Scritto da admin in Comunicati il 12 marzo 2010

Torniamo a parlare di Adroterapia per sottolineare altre particolarità. In Italia questa metodica per la cura del cancro è già utilizzata dal 2002. Attraverso la collaborazione tra l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e l’azienda Policlinico Universitario di Catania, sono stati già trattati circa 220 pazienti affetti da tumori oculari.
Abbiamo ottenuto, in linea con la casistica internazionale il 95% delle guarigioni. In Italia vengono diagnosticati ogni anno circa 310 tumori dell’occhio. Solo i 2/3 di questi sono trattabili con l’adroterapia. Finora ci sono giunti pazienti da tutta Italia, non solo dalla Sicilia.
A parlare è anche oggi il Dott. Giacomo Cuttone Fisico Medico e Pres. della Commissione Scientifica Nazionale per la ricerca interdisciplinare dell’INFN, che aggiunge:
In genere questi tumori non sono trattabili con la normale terapia, perché un raggio non preciso può toccare il cervello o l’altro occhio. Siccome il nostro acceleratore non può essere trasportato in ospedale, trattandosi di un macchinario enorme, abbiamo creato uno spazio adeguato all’interno dei nostri laboratori. Qui per una settimana al mese, arrivano i pazienti (accompagnati dai loro oculisti e radioterapisti), che vengono sottoposti a 4 sedute con l’ausilio di noi fisici medici.
La collaborazione tra le diverse figure professionali è fondamentale: i radioterapisti non possono applicare la terapia senza i fisici e viceversa.
Noi utilizziamo un’ energia relativamente bassa (62 mega) che ci permette di arrivare ad una profondità di 3 cm. Questa è un’ altra delle differenze con il Cnao di Pavia, che raggiungerà potenze decisamente superiori, per arrivare fino a 27/30 cm di profondità. L’altra, più importante è che noi, prestiamo l’acceleratore per la terapia. A Pavia ce ne è uno costruito appositamente per la cura dei tumori.
Questo appena inizierà la sua attività terapeutica, avrà modo di trattare almeno 3.000 pazienti l’anno, per un totale di circa 20.000 sedute. Nel nuovo piano oncologico nazionale, appena presentato dal Ministro Ferruccio Fazio troviamo l’indicazione della necessità di affiancare al Centro Nazionale appena inaugurato altri 3 centri. Uno sarà quello di Catania, con struttura diversa, ma capace delle medesime applicazioni e si sta già lavorando a Trento. Per il terzo, si sta procedendo con delle gare. La lotta al cancro procede, speriamo celermente.
The alla menta contro il mal di testa
Scritto da admin in Comunicati il 12 marzo 2010

Il mal di testa è un disturbo molto comune che affligge molte persone: si possono verificare episodi sporadici, dovuti a particolari condizioni temporanee, ma anche a malesseri e stress, oppure il dolore può essere ricorrente e costituire quasi una patologia, temuta e molto sofferta sopratutto dalle donne, trasformandosi in emicrania. Il primo gesto che viene da fare è assumere immediatamente una antidolorifico, ma in realtà esistono dei rimedi naturali efficaci che possono essere adoperati come alternativa.
Anche se nelle forme più gravi i farmaci diventano quasi indispensabili, un gruppo di ricercatori dell’ Università di Newcastle ha evidenziato come un infuso alla menta, un antico rimedio utilizzato in Brasile, possa agire efficacemente come un’ Aspirina.
In Brasile, infatti, già nei tempi antichi, i guaritori erano soliti curare disturbi come mal di testa e dolori addominali con una preparazione a base di foglie di menta brasiliana, scientificamente conosciuta come Hyptis crenata. Così, seguendo la vecchia tradizione, sono stati condotti alcuni studi per verificare le proprietà di questa pianta e si è notato che la menta è capace di agire proprio come la indometacina, un farmaco di sintesi. La sperimentazione è stata condotta sui topi ed il risultato non ha stupito più di tanto l’equipe guidata da Gabriela Rocha che sostiene come in natura, in realtà, siano circa 5mila le piante medicinali.
Per prerare un efficace infuso anti-dolorifico bisogna tenere in infusione le foglie di Hyptis crenata per trenta minuti, poi filtrare il liquido e bere la bevanda fredda. Anche se in Italia non è facile trovare questa varietà di menta, si può utilizzare comunque la più diffusa menta piperita, che spesso cresce spontaneamente nei giardini, perchè anch’essa ha ottime proprietà: come infuso o tintura madre, infatti, agisce come analgesico, antinevralgico, spasmolitico gastrointestinale e svolge un’azione antibatterica e antisettica, ma bisogna prestare attenzione a non abusarne poichè può provocare insonnia e può irritare le mucose gastriche.
La prossima volta, prima di aprire il mobiletto dei farmaci, è meglio passare in cucina e provare ad assaggiare questo infuso naturale e dissetante.
Disprassia
Scritto da admin in Comunicati il 12 marzo 2010
Disprassia
Molte persone danno per scontata la loro capacità di svolgere lavori di tutti i giorni senza pensarci. Ma per i bambini con questo problema neurologico, anche i compiti semplici possono diventare una lotta, fino a danneggiare la propria autostima. La disprassia può interessare una o tutte le aree di sviluppo – intellettuale, linguaggio emotivo, fisico, sociale e sensoriale – e può compromettere il normale processo di apprendimento. Di solito, può essere un deficit o immaturità dell’organizzazione del movimento, ma associato a questo potrebbero esserci problemi di linguaggio, percezione e pensiero.
I problemi sorgono nel processo di formazione delle idee, la pianificazione e l’esecuzione, dato che le persone con disprassia hanno scarsa comprensione dei messaggi, specie nel trasmetterli ai loro sensi, e difficoltà relative alle azioni di tali messaggi. Questo significa che le attività fisiche sono difficili da imparare, difficile da mantenere, e incerte e goffe in termini di prestazioni.
La disprassia colpisce in diversi modi e in diversi stadi di sviluppo. Può anche non essere costante, come per esempio in alcune persone le quali un giorno potrebbero essere in grado di svolgere un compito specifico, e il giorno dopo non lo possono fare più.
CAUSE: Tutto ciò che danneggia il cervello può provocare la disprassia. Può essere che le cellule non si sviluppino correttamente durante lo sviluppo di un bambino nel grembo materno, o che vi sia una mancanza di ossigeno durante il parto. Può comparire a seguito di un danno cerebrale causato da una malattia, un ictus o un incidente più tardi nella vita. Spesso, però, non c’è alcun motivo evidente.
SINTOMI: I bambini con disprassia possono essere in ritardo nel raggiungimento di obiettivi intermedi, e potrebbero non essere in grado di eseguire i movimenti soliti dei bambini (salti, corsa, ecc.). Essi possono trovare difficile camminare su e giù per le scale, e vestirsi con facilità. Il discorso può essere immaturo o incomprensibile nei loro primi anni di vita. La lingua può essere alterata o in ritardo nello sviluppo. A scuola, un bambino con disprassia può avere difficoltà con la matematica e la scrittura. Possono esserci difficoltà nei giochi, nell’allacciarsi le scarpe e nel prestare attenzione.
Gli adulti con disprassia spesso hanno difficoltà con le attività di routine quotidiana, come la cura personale, la guida e le faccende domestiche impegnative. Possono nascere difficoltà con il lavoro, ma anche in cose più semplici come andare in bicicletta e praticare alcuni sport. L’andatura può essere goffa.
DIAGNOSI: La disprassia è spesso descritta come un problema nascosto, perché i bambini con questa condizione non sembrano diversi dagli altri. Fino al 10% della popolazione può mostrare sintomi di disprassia, con circa il 2% con sintomi gravi. I maschi sono quattro volte più a rischio di essere colpiti rispetto alle donne. La disprassia a volte è ereditaria.
TERAPIA: Non è possibile curare la disprassia, ma chi ne è affetto può imparare dei modi per aggirare le difficoltà in modo da vivere una vita quanto più normale possibile. Ciò comporta un aiuto di molti specialisti diversi. Tali misure possono comprendere terapisti occupazionali, logopedisti e logoterapeuti, psicologi e insegnanti specializzati, in base alle specifiche esigenze dei singoli. Questi specialisti devono fornire consulenza ed esercizi per aiutare il malato ad imparare ad eseguire le attività quotidiane problematiche e le diverse attività, e sviluppare capacità di lettura e scrittura.
Per ulteriori informazioni rivolgersi al proprio medico. Le informazioni fornite su MedicinaLive sono di natura generale ed a scopo puramente divulgativo, e non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari.
[Fonte: BBC]
Medicina in rosa, al vaglio disegno di legge per aumentare presenza donne in studi clinici
Scritto da admin in Comunicati il 12 marzo 2010
Uomini e donne sono diversi, fin qui c’eravamo. Fisicamente, psicologicamente, due poli opposti. E così, sembra evidente che anche la reazione ai farmaci differisca in base al sesso. Malgrado sia risaputo, a volte, però, gli studi clinici si concentrano poco sulle differenze di genere e a prevalere nei campioni esaminati sono spesso gli individui di sesso maschile. Questo rende difficile valutare le possibili conseguenze, effetti collaterali, benefici, e quant’altro, di principi farmacologici e terapie su pazienti di sesso femminile.
Proprio per arginare questo problema che si trascina avanti ormai da tempo come prassi quasi consolidata della ricerca, il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, afferma che è in cantiere un disegno di legge per aumentare le quote rosa negli studi clinici, e valutare dunque al meglio l’impatto dei farmaci sulle donne.
Fazio ha annunciato l’intenzione di un provvedimento per la medicina rosa nel corso del suo intervento al convegno “Diagnostica e prevenzione amiche della donna” organizzato dalla Fondazione Bracco in occasione della Festa della Donna, l’otto marzo scorso. Il presidente della Fondazione, Diana Bracco, aveva già ampiamente sottolineato l’importanza della nascita di una medicina di genere, esigenza che scaturirebbe proprio dall’urgenza di testare l’effetto dei farmaci nello specifico sul sesso femminile. Fazio ha spiegato:
Stiamo lavorando a un Ddl che uniformerà i trial clinici di fase I,II e III introducendo quindi anche la necessità di avere una quota di donne. Saremo uno dei primi paesi al mondo che lo prevede. Sulla questione l’Emea (Agenzia europea del farmaco) ha già allertato l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) perchè la scarsa presenza di donne negli studi clinici è un problema visto che ci sono almeno 80 specialità della medicina in cui ci sono differenze rilevanti fra uomini e donne.
Più sicurezza per le donne, insomma, questo il primo vantaggio della medicina di genere. Pari opportunità anche in campo medico, insomma. Era ora.
[Fonte: Virgilio Notizie]


