Archivio 14 marzo 2010
Un ospedale volante per curare i bambini
Scritto da admin in Comunicati il 14 marzo 2010

Un ospedale volante, il primo civile d’ Europa: si tratta di un Fokker F.27-500 acquistato dall’Associazione Canguro Onlus Flights Aid di Ivrea. Fondamentale la raccolta fondi 2009 della Fabbrica del Sorriso di Mediafriends con il supporto di alcuni programmi televisivi del Gruppo Mediaset (in particolare Amici di Maria De Filippi e Terra! di Tony Capuozzo) e dell’emittente radiofonica R101.
L’associazione Canguro Onlus, già dalla sua fondazione nel 1999 ha avuto come scopo il supporto sanitario, farmacologico, alimentare a popolazioni povere del terzo mondo, in via di sviluppo o devastate da guerre o calamità naturali.
Il mezzo scelto per portare gli aiuti umanitari è stato l’aereo. Proprio grazie a quest’ esperienza maturata sul campo, è nato il progetto dell’aereo-ospedale che è stato finalmente realizzato. La struttura consta di due sale operatorie oculistiche (convertibili in chirurgiche) ed una odontoiatrica.
A terra diventa un vero e proprio ospedale, grazie ad una tenda gonfiabile che offre un ambulatorio e sei posti letto per la degenza. Già programmata la prima missione, il 3 aprile in Burkina Faso: sarà effettuata con l’ausilio dei medici oculisti dell’Associazione “Paolo Chiono” Onlus. Seguiranno poi voli umanitari in Costa d’Avorio, Sud Africa e Namibia. Con questo Fokker sarà possibile offrire supporto in casi di emergenze a popolazioni in difficoltà, oppure ad associazioni ed organizzazioni locali preesistenti.
Si condurranno campagne di vaccinazione, di prevenzione e cure odontoiatriche ed oculistiche. Sarà possibile intervenire in numerosi casi di labbro leporino.
In certi luoghi del mondo, remoti e poveri, una semplice infezione oculare può provocare cecità ed altri pericolosi problemi clinici, economici e sociali per i piccoli malati e le loro famiglie. L’aeroplano è il mezzo più adatto a raggiungere zone remote ed impervie e queste patologie sono curabili con i mezzi in nostro possesso
Ha dichiarato Alessandro Modia Rore, presidente dell’Associazione Canguro Onlus Flights (qui il sito), che finalmente ha raggiunto il suo obiettivo: un ospedale volante per curare tanti bimbi, un velivolo per raggiungere le zone più remote ed impervie, che permette in un solo giorno di visitare vari villaggi, altrimenti impossibili da raggiungere in modo tempestivo ed efficace.
Dislessia
Scritto da admin in Comunicati il 14 marzo 2010
Dislessia
La dislessia è una difficoltà nel modo in cui il cervello elabora le parole e le sequenze di numeri. Dislessia deriva dalla lingua greca e significa “difficoltà con le parole”. E’ un sintomo di un certo numero di disturbi di elaborazione errata delle informazioni nel cervello. Poiché ci sono così tanti diversi possibili problemi di fondo (molti dei quali devono ancora essere pienamente compresi) la dislessia è difficile da definire attentamente perché colpisce i bambini in molti modi diversi. Tuttavia, il problema di base è una difficoltà di imparare a leggere e scrivere, nonostante l’insegnamento e le capacità intellettive adeguate.
CAUSE: La dislessia è causata da differenze nelle aree del cervello che si occupano di linguaggio, che non sono ancora pienamente comprese. Diverse aree del cervello interagiscono in modo complesso per coordinare la manipolazione delle parole necessarie per la lettura, la scrittura e l’ortografia, così le caratteristiche della dislessia in ogni persona dipenderanno da quali aree sono interessate e come.
Ci possono essere problemi, per esempio, nel ricevere informazioni sensoriali attraverso la vista o l’udito, nel catturarle e strutturarle nel cervello, o nel recupero in un secondo momento, oppure ci possono essere problemi con la velocità di elaborazione delle informazioni.
Scansioni cerebrali di immagini mostrano che quando le persone dislessiche tentano di elaborare le informazioni, il loro cervello funziona in modo diverso da quelli senza dislessia. Questo non ha nulla a che fare con l’intelletto: le persone affette da dislessia mostrano un range normale di intelligenza. Fattori genetici o ereditati sono importanti per la dislessia ed anche altri membri della famiglia sono spesso colpiti.
Si stima che circa il 4% della popolazione sia affetta da dislessia grave, mentre un altro 6% soffre di problemi da lievi a moderati.
SINTOMI: La dislessia può diventare evidente nella prima infanzia, con difficoltà specialmente nelle sequenze (per esempio elencando i giorni della settimana, i numeri) o con difficoltà di lettura. I più piccoli possono confondere parole e frasi, dimenticare i nomi di oggetti comuni, hanno problemi con le rime o mostrano lo sviluppo del linguaggio un po’ in ritardo. Possono non avere mai gattonato, ma cominciano a camminare prima degli altri, anche se mantengono problemi nel vestirsi, mettere le scarpe ai piedi correttamente e a tenere il ritmo.
A scuola, i bambini possono avere una mancanza di interesse nelle lettere e parole, hanno problemi con la lettura e l’ortografia, mettono le lettere e le cifre nel modo sbagliato, possono essere lenti nello scrivere e hanno scarsa concentrazione. Questi problemi persistono con la crescita, con difficoltà nella lettura, scrittura e abilità ortografiche che possono creare difficoltà con la propria autostima.
TERAPIA: La dislessia deve essere diagnosticata da uno psicologo o un insegnante specialista in dislessia. Non c’è nessuna cura, ma il riconoscimento che un bambino ha un problema (in particolare, se possibile, il disturbo specifico di elaborazione rilevante per l’individuo) può aiutare per il suo sviluppo. E’ di vitale importanza che nei bambini venga diagnosticato e dato l’aiuto di cui hanno bisogno.
Altri approcci possono anche aiutare. In casi connessi alle differenze visive e alle sovrapposizioni, le lenti colorate possono portare ad un miglioramento, perché si possono bloccare le lettere che “ballano sulla pagina”.
Per ulteriori informazioni rivolgersi al proprio medico. Le informazioni fornite su MedicinaLive sono di natura generale ed a scopo puramente divulgativo, e non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari.
[Fonte: BBC]
Soia, un alleato per la salute
Scritto da admin in Comunicati il 14 marzo 2010
Negli ultimi anni, la ricerca si è spesso interessata alla soia, scoprendo gli immensi benefici che il suo consumo apporta alla salute umana. La soia, infatti, è utile per mantenere un cuore in buona salute, per le ossa, nella prevenzione del cancro e per alleviare i sintomi della menopausa.
I semi di soia contengono elevate quantità di proteine, inclusi tutti gli aminoacidi essenziali. Sono anche una ricca fonte di calcio, ferro, zinco, fosforo, magnesio, vitamine del gruppo B, acidi grassi omega 3 e fibra.
L’effetto ipocolesterolemizzante del latte di soia e il suo ruolo nel contrasto delle malattie cardiache è stato ampiamente riconosciuto a metà degli anni ‘90 quando furono pubblicati i risultati di una meta-analisi di 38 studi clinici.
I risultati hanno dimostrato che una dieta con proteine di soia riduce significativamente il colesterolo totale, il colesterolo LDL (il colesterolo “cattivo”) e i trigliceridi.
Il consumo medio in questi studi era di 47 grammi al giorno di proteine di soia, che è una quantità considerevole.
Gli isoflavoni contenuti nella soia possono aiutare a rallentare l’osteoporosi, perchè aumentano la densità minerale ossea. L’assunzione di alimenti a base di soia è stata associata con un rischio significativamente più basso di frattura, in particolare nel post-menopausa.
In Giappone, dove gli alimenti di soia vengono consumati quotidianamente, solo un terzo delle donne riporta sintomi eccessivamente fastidiosi durante la menopausa. In realtà, non esiste nemmeno una parola in lingua giapponese che indichi le cosiddette “vampate di calore”.
Tra tutti i tumori, infine, i dati suggeriscono che la soia contrasta più efficacemente il cancro alla prostata.
Altri studi suggerivano effetti positivi anche contro il cancro al seno, ma sono stati successivamente smentiti. Prima di assumere integratori e procedere all’introduzione massiccia di soia nella propria dieta, è comunque sempre opportuno rivolgersi al proprio medico curante, per ottenere informazioni più specifiche per il nostro caso.
[Fonte: Healthcastle.com]
Lavoratori sempre meno sani
Scritto da admin in Comunicati il 14 marzo 2010
Tra il tasso di disoccupazione più elevato degli ultimi decenni e le perdite massicce di posti di lavoro un po’ i tutti i Paesi del mondo, anche quelli più ricchi e industrializzati, come l’Italia e gli Usa, i lavoratori si sentono felici e sollevati all’idea di avere almeno un lavoro. Felici, ma a quanto pare non in buona salute.
Si stima che un lavoratore su tre ha almeno un sintomo di depressione, uno su cinque ha difficoltà ad addormentarsi spesso o molto spesso. In totale, il 14% è in trattamento per il colesterolo alto e uno su cinque deve tenere sotto costante controllo la pressione arteriosa troppo alta.
In realtà, la percentuale di lavoratori che dicono di essere in ottima salute è scesa dal 34% del 2002 al 28% del 2008, secondo un rapporto pubblicato di recente dal Families and Work Institute (FWI), una società no-profit di ricerca. A stare meglio sono i dipendenti che hanno i giorni di malattia pagati, dato ovvio, aggiungiamo noi, perchè recarsi a lavoro con la febbre alta certo non aiuta il nostro fisico a riprendersi completamente dopo una brutta influenza, per fare solo un esempio.
Escludendo la garanzia dei giorni di malattia pagati, c’è qualcos’altro che i datori di lavoro possono fare per la salute dei loro dipendenti ed è rendere l’ambiente di lavoro sano e sicuro.
Galinsky del FWI suggerisce che i dirigenti che non possono permettersi di offrire giorni di vacanza extra ai dipendenti dovrebbero mettersi nei panni dei loro lavoratori e immaginare come i dipendenti vorrebbero essere trattati. Si incoraggia i manager a parlare con calma e rispetto per i lavoratori e ad attuare una maggiore flessibilità delle ore lavorative per aiutarli a gestire la loro vita personale.
Permettere ai dipendenti di uscire prima potrebbe garantire maggiori benefici anche alla società per la produttività di ogni giorno. Lavorare più ore ma sotto stress rende infatti meno che lavorare bene per poche ore, dando il massimo.
La metà dei lavoratori intervistati nel sondaggio non svolgeva esercizio fisico, e il 25% fumava. Nel 2002, il 21% era obeso, nel 2008 ad essere obeso era il 26%. Curarsi della propria salute nelle ore di tempo libero, fuori dal lavoro, è un buon punto di partenza. Se qualcuno viene sottovalutato e sottopagato al lavoro è più a rischio di ipertensione e malattie croniche. Al contrario, un ambiente stimolante, di crescita e valorizzazione delle capacità personali di ognuno rende più sani, meno stressati e più felici.
Secondo la relazione, è necessario un equilibrio tra lavoro e vita personale. Al di fuori del lavoro, deve avanzare tempo per dormire a sufficienza, per fare shopping, per cucinare sano e per fare esercizio fisico. Se il lavoro assorbe tutta la nostra vita, l’equilibrio si spezza e la salute ne risente inevitabilmente.
[Fonte: Health.com]
L’incontinenza urinaria: oggi è possibile curarla
Scritto da admin in Comunicati il 14 marzo 2010

Poche gocce, ma quelle sufficienti per sentirsi in imbarazzo, con se stessi e con gli altri. Chi soffre di incontinenza urinaria prova così un doppio disagio: quello nel gestirsi quando è fuori casa e trovare il coraggio e le parole per parlarne con qualcun altro. E’ per questo che, nonostante la sua notevole diffusione, resta ancora oggi un problema largamente trascurato. Solouna minoranza tra chi ne soffre ne parla con il medico o fa ricorso allo specialista tanto che il numero di pazienti incontinenti “sconosciuti” al sistema socio-sanitario è largamente superiore a quelli “dichiarati” e seguiti nelle strutture.
Anche perché non tutti sanno che c’è un tipo di incontinenza urinaria che può manifestarsi quotidianamente facendo le scale, sollevando le buste della spesa, facendo una corsa, durante gli esercizi in palestra: è la cosiddetta incontinenza da stress, che al contrario di quello che può far credere comunemente il termine non è un’incontinenza da stress psicologico bensì da stress fisico. Dai presidi distribuiti nelle Farmacie, alle tecniche chirurgiche a seconda dei diversi casi, l’incontinenza urinaria è un disturbo che va affrontato. Spiega il professor Massimo Porena presidente della Sipuf, la Società Italiana di Pelvi perineologia e Urologia Femminile e Funzionale, direttore della Clinica Urologica e andrologica dell’Università di Perugia, editor in chief di Urologia internationale:
”Si può anche curare con soluzioni efficaci che in breve tempo migliorano in modo importante la qualità della vita di chi ne soffre; sono ancora tante le persone che continuano a non rivolgersi al medico per tenere il più possibile nascosto il problema per vergogna e rassegnazione, con il pregiudizio che si tratta comunque di un disturbo tutto sommato minore, tipico dell’età e quasi ineluttabile. Spesso considerato, in fondo, anche dal sistema sanitario stesso meno importante nella scala di priorità delle patologie del paziente. A ciò si aggiunge l’errata convinzione che pochi siano i presidi in grado di risolvere il problema e che i farmaci disponibili abbiano comunque troppi effetti collaterali. Per affrontare e superare con convinzione il problema occorre però conoscerlo da vicino. La continenza delle urine è assicurata dalla perfetta coordinazione delle tre fondamentali componenti della funzione vescicale: l’accumulo delle urine, lo svuotamento ed il controllo nervoso. La disfunzione di una o più di esse conduce inevitabilmente all’incontinenza. Quindi, per incontinenza si intende la perdita involontaria e non controllata di urine attraverso l’uretra. Tale situazione determina condizioni socialmente non accettabili e non convenienti”
Ci sono quindi diversi tipi di incontinenza?
”I principali sono tre: da sforzo (o da stress), da urgenza e mista, in cui sono presenti le due componenti da sforzo e da urgenza contemporaneamente – e quella da rigurgito (tipica dei paziente maschio prostatico)”.
Cos’è l’incontinenza da sforzo o stress?
“Con questo termine si intende la perdita involontaria di urine che si verifica in concomitanza di improvvisi e bruschi aumenti della pressione addominale come colpi di tosse, riso, starnuti, sollevamento di pesi, ecc..”
In chi si manifesta principalmente?
“E’ più frequente, anche se non esclusiva, nelle donne che hanno avuto più figli, ma può presentarsi anche in donne giovani, soprattutto in quelle che fanno attività sportiva. Studi di prevalenza di campioni a random di donne sopra ai 18 anni indicano infatti che il problema è comune anche tra le giovani, manifestandosi episodicamente nel 45% delle pazienti”.
L’incontinenza da urgenza, invece, cos’è?
“In pratica è la perdita di urine associata a contrazioni non inibite del muscolo della vescica; dal punto di vista clinico è caratterizzata dalla perdita involontaria di urina associata ad un improvviso e forte desiderio di urinare, cioè il paziente perde prima di raggiungere il bagno. Nell’età geriatrica rappresenta il tipo di incontinenza più frequente, visto che ci si trova dinnanzi alla perdita del normale controllo nervoso della funzione vescico uretrale. L’incontinenza da urgenza può inoltre essere espressione di patologie organiche delle vie urinarie (infezioni, calcoli, neoplasie vescicali, ipertrofia prostatica) o di patologie neurologiche”.
E’ un disturbo tipico solo delle donne o anche degli uomini?
”A seconda del tipo di incontinenza. Quella da stress o da sforzo è prevalentemente un problema femminile, nel maschio è esclusivamente secondaria a interventi chirurgici che riguardano il tratto vescico-sfinterico o nei pazienti con vescica neurologica. Per l’incontinenza da urgenza, la prevalenza varia a seconda dell’età nei due sessi. Fino a 60 anni ne è maggiormente colpita la donna; dopo questa età il disturbo più o meno si equivale nei due sessi. Per quanto riguarda il sesso maschile ci possono essere casi di incontinenza urinaria legati a problemi di natura ostruttiva al deflusso delle urine. Si stima che il 30-40% dei pazienti affetti da ipertrofia prostatica severa possano manifestare vari gradi di incontinenza da urgenza.”
Cosa si può fare per risolvere l’incontinenza?
“Oggi, nelle sue varie forme, può essere curata con successo. In base al tipo e all’entità si possono mettere in atto diverse strategie terapeutiche: mediche, riabilitative, chirurgiche. Ogni paziente, studiata in maniera accurata, potrà giovarsi di uno di questi trattamenti che possono essere tra loro integrati. Conoscendo il problema si possono identificare le cause, si può inquadrare in modo corretto e si possono integrare le terapie con un duplice scopo: preventivo e curativo in senso stretto”.
[Fonte | OPTIMA SALUTE]

