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Acne, lavare il viso serve a qualcosa?

La prima cosa che si pensa quando si ha a che fare con l’acne e lavare il viso il più possibile. Al giorno d’oggi disponiamo di un’infinita serie di saponi: quelli per pelli grassi, per le secche, rigeneranti, esfolianti, abrasivi, lenitivi e chi più ne ha più ne metta. Ancora di più sono i vari ingredienti contenuti all’ interno:
saponi all’olio di mandorla, olio d’ oliva, jojoba, al sandalo ecc..
Alcuni saponi addirittura contengono acido salicilico e perossido di benzoile in varie concentrazioni. E noi che soffriamo di acne cosa facciamo? Laviamo, laviamo, laviamo, anche dieci volte al giorno, ma serve a qualcosa tutto questo lavarsi il viso? No, anzi, rischiamo di irritare ancora di più la pelle.
Lavare il viso più di due volte al giorno con qualsiasi tipo di sapone sia esso regolare, antibatterico, dolce ha un impatto quasi nullo sull’ acne. Il modo migliore è pulirlo due volte al giorno, al mattino o alla sera oppure se è particolarmente sporco, perchè ad esempio aggredito dallo smog della città.
Scegliete un sapone adatto al vostro tipo di pelle, senza scomodare il vostro dermatologo anche il farmacista potrà consigliarvi quello giusto. C’è una vecchia espressione che usano i dermatologi che ancora suona valida:”se hai la pelle secca bagnala, se è ce l’hai grassa aciugala“. Qualcun’altro ha pure aggiunto: “se hai la pelle chiara proteggila ,se ce l’hai scura sei fortunato“, questo perchè la melanina ci protegge dalle rughe, dalle macchie, dal cancro e ci rende più giovani.

In ogni caso, come lavare il viso se soffrite di acne?
-prendete il sapone e bagnatelo con acqua tiepida
-applicatelo sul viso con la punta delle dita e strofinate con leggeri movimenti circolari.
-sciacquate il viso con acqua tiepida
-asciugatevi picchiettando sulla pelle senza strofinare

Potete anche utilizzare successivamente un tonico o una crema emoliente per la pelle che non contenga alcol o profumo. Ricordate in ogni caso che se la vostra è una tipologia di acne viso di tipo cistico non ci sono lavaggi che tengono e nemmeno prodotti topici. In quel caso bisogna intervenire diversamente.

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L’alcolismo cambia la personalità

Tutti sanno che l’ al­colismo è una gra­ve forma di dipen­denza associata all’ as­sunzione di bevande al­coliche. Ma che cosa è l’alcol? L’alcol è una so­stanza psicoattiva d’ abu­so proprio come le dro­ghe. Tale fenomeno oggi è molto diffuso oltre che tra gli adulti anche e so­prattutto tra i giovani dai 16 ai 29 anni. Le motiva­zioni più propriamente sottostanti riguardano l’introduzione da parte de­gli adolescenti nel mon­do degli adulti; l’effetto farmacologico che offre questa sostanza per i mo­menti di depressione o malessere psicologico ed infine la condivisione nel gruppo del suo utiliz­zo.

 In relazione a quest’ ul­timo concetto si può ve­dere come i giovani, so­prattutto di sesso ma­schile, hanno iniziato a bere in compagnia di ami­ci, in un bar, in un pub o in un ristorante con la sottostante motivazione di ba­se della ricerca di un mi­gliore rapporto con gli al­tri. L’uso sporadico di al­col genera quella che può essere più propria­mente detto stato di ubriachezza che altro non è che l’espressione comportamentale provo­cata dall’alcol sulle cellule cerebrali. Quando però l’uso situazionale si trasforma nell’ uso conti­nuativo di bevande alco­liche, si può parlare di al­colismo che soprattutto nei giovani, può determi­nare un cambiamento nella persona, una vera e propria trasformazione dei tratti della sua perso­nalità e del suo carattere.

La sintomatologia più co­mune può essere riscon­trata nei repentini cambi d’umore, nell’incapacità di concentrazione, di con­trollare l’aggressività e nell’ irascibilità, nella ten­denza a chiudersi sem­pre più in se stesso, nell’ insonnia e nell’ansia. A livello statistico è stato visto che in Italia solo il 26% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni dichiara di non avere bevuto negli ultimi tre mesi, ciò significa che il 74 % ha bevuto almeno una volta alcolici o supe­ralcolici e che il 60% dei giovani consumatori be­ve prevalentemente birra e il 40 % vino. Gli aperitivi e i digestivi sono assunti dal 34% e i superalcolici (per lo più sotto forma di cocktail) dal 21 % dei ra­gazzi in età tra i 15 e i 24 anni.

Indubbiamente è assodato che nessuno vorrebbe essere un alco­lista o penserebbe mai di diventarlo; tuttavia purtroppo molti lo diventa­no. È quindi da chiedersi, ma come mai accade ciò? L’alcool avendo ef­fetti anestetizzanti, come le droghe in genere, bloc­ca, alcuni meccanismi ce­rebrali, fisici ed emozio­nali delle persone. Inizialmente l’effetto è di mag­giore spigliatezza, loqua­cità, apertura e soprattut­to le prime volte i risultati sono senz’altro piacevoli; tuttavia ciò che accede dopo è il continuo au­mentare sempre più la quantità per mantenere o aumentare gli effetti. Conseguentemente a ciò viene a verificarsi un cir­colo vizioso per cui ogni qualvolta si desidera una determinata riuscita o ci si trova di fronte ad una difficoltà o a un problema ci si rivolge alla bottiglia.

Da recenti statistiche ri­sulta, inoltre, che quasi il 50% degli incidenti stra­dali mortali è causato da alcool e stupefacenti. Oggi esistono moltissimi centri specializzati nella disintossicazione e riabi­litazione dalla dipenden­za da alcol (alcolismo o etilismo); tuttavia la mag­gior parte delle persone con problemi di alcool non ne vogliono sapere di entrare in un centro per farsi aiutare poiché non riconoscono il pro­blema. Ciò che i familiari posso­no fare è rivolgersi auto­nomamente, anche all’ in­saputa del parente, per condividere con tali cen­tri la problematica e cer­care di trovare la strada più adatta alla risoluzio­ne della stessa.

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